Un eroe con la bicicletta: Bartali, la sua corsa per salvare gli ebrei dalla morte

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In questo articolo di A tutto sport vorremmo rendervi partecipi di un momento della vita vissuta, in cui un campione di sport, Gino Bartali, seppe compiere un’impresa che non può essere annoverata in nessuna gara o evento sportivo che si conosca. Lo sport, lo sapete da quando abbiamo incominciato a scrivere sulla rivista, è la nostra passione e la disciplina che più di tutte ci rende liberi e migliori e una volta tanto, celebra con l’evento di cui vi parleremo, una delle più belle pagine di vita sportiva che sia stata mai scritta e in cui la vittoria, come punteggio finale, non è fatta da numeri aritmetici, ma di vite umane!

Ecco, quindi che non possiamo esimerci dal raccontarvi brevemente quello che realizzò il campione toscano durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale in cui “salvò” dalla barbarie nazista circa 800 ebrei.  Nel memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto, fondato nel 1953, denominato Yad Vashem, si celebra il campione italiano di ciclismo, come “eroe” non ebreo, per aver letteralmente salvato dalla morte centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia. Questa è storia. Ora ripercorriamo i fatti accaduti grazie ad un racconto che è stato scritto da Simone Dini Gandini , dal titolo “La bicicletta di Bartali”.

Tra il settembre del 1943 e il giugno del 1944, in Italia in seguito all’occupazione tedesca, si creò a Firenze una rete ebraico-cristiana guidata dal rabbino di Firenze Nathan Cassuto e dall’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa, che aveva lo scopo di salvare gli ebrei dalle deportazioni naziste. Bartali in quest’organizzazione era un corriere, ovvero trasportava dentro la sua bicicletta, i documenti falsi degli ebrei per farli espatriare.  Percorreva circa 180 km al giorno, avanti e indietro, per raggiungere la città di Assisi, dove si trovava una stamperia clandestina. Se fosse stato scoperto dalle guardie sarebbe stato fucilato.

In realtà, Bartali venne arrestato dalla polizia fascista nel ‘43, ma fortunatamente nessuno ispezionò la sua bicicletta, si dice per una banale dimenticanza, chissà, tanto lui era il famoso campione che si stava allenando! Per molti anni nessuno seppe dell’impresa che Bartali ebbe compiuto, un gesto così onorevole, anzi lui quasi beffardamente disse, una volta in un’intervista, che: “il bene si fa, ma non si dice”, una battuta talmente semplice, ma carica come un macigno, che da sola sembri che stia lì a fare il pernacchio a tutti quelli che oggi fanno beneficenza e vanno in tv a riferirlo ai quattro venti! Bartali morì a 86 anni nel 2000. Nel 2003 venne insignito dall’allora presidente della Repubblica Ciampi, la medaglia al valore civile e nel 2013, dallo stato d’Israele, l’importantissima onorificenza di “Giusto fra le Nazioni”.

Dunque inchiniamoci davanti a questo grande campione di sport e di umanità! Con questo episodio glorioso che vi abbiamo raccontato, sembra dunque, di rivivere una favola che ha fatto letteralmente il verso alla storia vera e ci piace ricordarlo adesso a quasi un mese esatto dal giorno della memoria, di quel 27 gennaio del 1945, che abbiamo potuto ricordare tutti insieme ancora una volta.

Angelo

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