L’importanza della preparazione atletica nella pratica dello sci alpino

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Come divertirsi evitando i traumi

Lo sci alpino (anche lo snowboard, il carving, lo slittino, il salto con gli sci e il bob), nella classificazione fisiologica-biomeccanica delle attività sportive, è da considerare come Attività di destrezza: è una disciplina sportiva caratterizzata da sollecitazione degli apparati neurosensoriali e dalla precisione tecnica richiesta nell’esecuzione del gesto atletico (atti motori estremamente fini e precisi). Altra caratteristica dello sci è il rilevante impegno muscolare (elevata potenza) richiesto dalla pratica di esso. Infatti i movimenti tecnico-atletici avvengono lungo il pendio innevato ad elevata velocità effettuando forti contrazioni muscolari, sia isotoniche che isometriche, di grossi gruppi muscolari, degli arti inferiori e del tronco.

Per quanto concerne il costo energetico totale (ottenuto sommando il consumo di O2, l’acido lattico prodotto ed il debito di O2 nel recupero), nello sci alpino è stata osservata una ripartizione tra le fonti energetiche, infatti il metabolismo aerobico (VO2 max) contribuisce per il 40%, l’anaerobico lattacido per il 40% ed il metabolismo alattacido per il 20%.Oggi, più che mai, è stata finalmente riconosciuta l’importanza basilare di una corretta e continuata preparazione atletica per praticare bene qualsiasi sport e in particolare lo sci alpino.

Ogni disciplina sportiva necessita di un suo specifico particolare impegno psicofisico, relativo all’ambiente in cui si svolge, all’utilizzo di eventuali attrezzi, all’esecuzione del precipuo gesto motorio che dovrà essere effettuato. E’ evidente perciò che, essendo innumerevoli e svariati i gesti tecnici e le modalità esecutive dei diversi sport, risulteranno immancabilmente innumerevoli e diversificate le attività di preparazione atletica a seconda della specifica disciplina.

Inoltre, l’evoluzione tecnologica e l’esperienza (anche sanitaria) hanno permesso di aumentare la sicurezza attiva e passiva sulle piste da sci grazie all’avvento degli ski-stop, attacchi di sicurezza più sensibili, scarponi con gambaletti più alti, nuove metodiche e materiali nella costruzione degli sci, maggior numero di seggiovie rispetto agli skilift e non ultima, la preparazione estiva dei pendii da usare durante l’inverno come piste da sci. Per cui si è assistito ad una trasformazione della traumatologia nelle stazioni sciistiche invernali nel corso degli anni: diminuzione dei traumi alle estremità inferiori dall’80% al 55%; piede e caviglia dal 45% al 10%; fratture tibiali dal 25% al 15%. Mentre, come conseguenza, sono aumentate proporzionalmente le lesioni del ginocchio, delle estremità superiori (dal 10% al 25%), del capo e del tronco (dal 10% al 20%).

Un errore comune del neofita di un qualsiasi sport, è quello di pensare che solo l’atleta o l’agonista, che pratica ad un livello quasi esasperato quella determinata disciplina sportiva, abbia veramente bisogno di una corretta e continua preparazione atletica specifica. Nulla di più falso, soprattutto nello sci alpino, in cui si utilizzano attrezzi (gli sci) che provocano effetto di sovraccarico inusuale per gli arti inferiori. Appare chiaro, a questo punto, la funzione fondamentale della preparazione atletica quale elemento essenziale della prevenzione dei traumi da sci. Tenendo ben presente che l’attività preatletica specifica dovrà sempre essere diversificata, a seconda delle diverse fasce d’età, del tipo di obiettivo da raggiungere, che dovrà essere effettuata con cadenza di almeno tre sedute settimanali e che sarà sempre mirata “ad personam”.

Le capacità motorie efficaci per il gesto sportivo dello sci possono essere suddivise in due gruppi interattivi:

  • Le capacità coordinative, che determinano la coordinazione.
  • Le capacità condizionali che determinano la condizione fisica.

Quelle coordinative costituiscono il presupposto per organizzare e regolare il movimento, mentre quelle condizionali sono quelle che utilizzano l’energia disponibile dell’organismo.

Il fulcro di una buona prestazione sportiva risiede nell’adeguato sviluppo delle capacità motorie. Le capacità coordinative le possiamo dividere in: generali e speciali.

Quelle generali sono proprie dell’individuo, intese come: capacità di apprendimento motorio, di controllo motorio, di adattamento e trasformazione dei movimenti.

Quelle speciali possono essere sviluppate e notevolmente migliorate con l’allenamento, e sono: capacità di equilibrio, di combinazioni motorie, di orientamento, di differenziazione spazio-temporale e dinamica, di anticipazione motoria.

La metodologia ed i processi di apprendimento, come è logico, variano da individuo ad individuo sia in durata che in apprendimento, in quanto dipendenti dai livelli motori iniziali del soggetto, ossia dal suo repertorio di conoscenze motorie di base.  Ovviamente è opportuna una valutazione motoria di base con test motori e capacitativi fatta all’inizio dell’anno sportivo.

 

Angelo

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