Donne e pistole Le ragazze del tiro a segno

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Se si parla di pistola probabilmente anche tu l’assocerai ad un uomo che spara ma andando a trovare i nostri amici del Tiro a Segno al Poligono di Tivoli siamo stati sorpresi di trovare sulla linea di tiro tutte donne pronte a centrare il bersaglio.Incuriositi gli abbiamo chiesto di raccontarci per quale via sono arrivate ad appassionarsi a questo sport. Le prime ragazze che abbiamo ascoltato sono giovanissime e tutte hanno iniziato a sparare appena hanno potuto, ovvero a 10 anni, requisito d’età minima richiesta per praticare il Tiro a Segno.Ludovica, 18 anni, ricorda ancora quando il campione olimpico tiburtino Mauro Badaracchi si è recato nella sua scuola e ha firmato autografi a tutti gli studenti.

Colpita da Mauro e dallo sport che pratica si è avvicinata al tiro e non lo ha più abbandonato.Sara, di 16 anni, accompagnava il papà e i fratelli ad allenarsi e li osservava sempre curiosa mentre sparavano così appena ha potuto si è iscritta anche lei al Poligono. Elisa invece, sua coetanea, non conosceva l’esistenza di questa disciplina, è stato suo padre che le ha proposto di fare una lezione di prova. Da quel momento Elisa ha scoperto un nuovo mondo e non se ne è mai allontanata. Silvia, 14 anni, fin da piccola si divertiva nelle fiere  a tirare giù i barattoli con la pistola a piombini, così con il  Tiro a Segno ha trasformato un semplice gioco che le piaceva nel suo sport.

Ad allenarsi abbiamo trovato anche Chiara, lei di anni ne ha 41 e pratica questa disciplina da cinque anni grazie al consiglio di un’amica. Dal suo racconto trapela la dimostrazione che non è mai tardi per trovare nuovi stimoli ed  iniziare: “quando vengo al Poligono sfogo lo stress accumulato nella vita di tutti i giorni ma sopratutto questo sport mi ha permesso di confrontarmi con me stessa e di mettermi in gioco. A Tivoli ho trovato un ambiente sereno e famigliare, qui dopo l’allenamento si fanno i compiti, si chiacchiera, ci si diverte sempre”.A stupirci della grinta di queste donne non siamo stati gli unici, ci raccontano che professori, amici e parenti gli rivolgono tante domande: “a Tivoli esiste un Poligono?”, “perché non hai scelto di fare danza?”,  “non sono gli uomini che sparano?”, “devo stare attento che sei pericolosa?”.

Le ragazze ci spiegano che loro vedono più aggressività nel contatto fisico che, ad esempio,  c’è nel calcio rispetto al Tiro a Segno e che tali domande sono dovute alla scarsa conoscenza di questa realtà, per questo spesso portano gli amici a provare.L’unica differenza che colgono tra maschi e femmine é il modo di approcciarsi alle competizioni: per fare un buon tiro il cervello deve essere “presente e non ingombrante” e secondo loro ai ragazzi risulta più semplice perché sono meno emotivi e per il fatto che non pretendono il gesto perfetto come spesso invece accade alle donne. Sandro Badaracchi, Presidente della sezione, ci spiega che nelle competizioni i maschi hanno a disposizione più tiri delle delle femmine, ma sostiene che questa discrepanza sia dovuta a regole arcaiche e non da effettive differenze di potenzialità tra i due generi. Ci dice: “Sicuramente allenare le donne è diverso, sono più caparbie ma anche più concentrate a differenza di molti ragazzi che peccano di superbia appena impugnano la pistola poiché pensano di essere capaci a maneggiarla avendola avuta come giocattolo fin da piccoli. L’unica difficoltà che può incontrare una ragazza nel praticare questo sport è farne accettare l’idea agli altri”.

 

Angelo

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