Baggio, un fuoriclasse infinito

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Quando ogni appassionato di sport parla o scrive i fatti che hanno contraddistinto un campione o un personaggio comunque importante, i sensi si affinano, i ricordi traboccano e le parole escono dalla tastiera del pc in un profluvio indescrivibile, perché è bello poter riuscire a dar voce alle sue vicende. In questo mese uno dei più grandi fuoriclasse del calcio italiano, non me ne vogliano gli statistici e tutti coloro che scrivono graduatorie diverse dalle mie, ha compiuto cinquant’anni e noi di A tutto sport non possiamo non omaggiarlo con un articolo nella rubrica storica del mensile.

Ha giocato in grandi club, Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Inter, Bologna e ultima nel Brescia, eppure è stato definito dalla stampa un “campione senza maglia”, perché, al di là dei colori è stato uno dei giocatori più talentuosi e strepitosi del nostro calcio e per questo molto amato. Stiamo parlando di Roberto Baggio. Il diciotto febbraio scorso ha compiuto cinquant’anni e ormai ha veramente attaccato gli scarpini al chiodo. Non gioca più una partita ufficiale dal lontano 2004 e non è neanche il tipo che si presenta in tv da commentatore o che dir si voglia. Quando giocava a calcio era il migliore, ma perché era nato con un dono di natura e non per darsi delle arie rispetto ai propri compagni. In squadra lui non voleva vestire mai i panni del leader, ma le sue giocate spettacolari, i suoi colpi di genio indirettamente dirottavano tutta l’attenzione su di lui e non certo sui suoi compagni o come avrebbe voluto, su tutta la squadra. Un’attenzione tutta mediatica ovviamente perché Baggio faceva il suo lavoro come tante persone normali.

Dunque niente televisione, né ribalta, se non per guardare i suoi dribbling e i suoi gol. In questi ultimi giorni lo abbiamo visto molto commosso che andava a trovare le vittime della tragedia del terremoto nel centro Italia e dare un aiuto, perché Roberto, mi piace chiamarlo così come se fosse un nostro amico, ha molto a cuore la solidarietà e l’impegno nel sociale. Una dimensione questa piuttosto intima di vivere la realtà, che non è collegata con il resto del mondo reale, che invece è più rivolto alla superficialità e all’interesse personale. Fino a quando giocava a calcio era un divo e forse neanche lo voleva poi tanto, dopo, quando tutto si è concluso tornava ad essere una persona normale, come tutti gli altri. Anche se poi ognuno fa quello che vuole e nessuno deve permettersi di giudicare, a noi piace ricordare questo del campione Roberto Baggio, ora che non veste più i panni del giocatore.

Forse la parola più adatta a descriverlo è: sacrificio. Una grande lezione di speranza e dedizione al sacrificio, appunto, quella che ha dato a tutti gli sportivi quando dopo tanti infortuni al ginocchio, suo grande fardello e spina di dolore, si è rialzato e ricominciato da capo. Quando, dopo il rigore sbagliato nella finale persa contro il Brasile a Pasadena nel 1994, doveva comunque riprendere in mano la squadra e tornare a giocare come se nulla fosse accaduto. E in quell’occasione disse: “Sul momento avrei voluto scavare una buca e gettarmici dentro. Poi ho pensato che visto che il Brasile ha molti più abitanti dell’Italia, con quel mio errore avevo fatto felice molta più gente”. Quel rigore sparato in alto e una finale persa. In realtà non era vero nulla di tutto ciò, perché nessuno si ricorda che prima di lui avevano sbagliato Baresi e Massaro e quindi, anche se avesse segnato, al Brasile sarebbe bastato realizzare il rigore successivo per vincere la finale.

Comunque quell’episodio chiaramente procurò moltissimo malcontento e delusione agli sportivi, ma l’affetto e la passione che si aveva per Roberto Baggio era più forte di ogni altra cosa. Un altro episodio su tutti fu quello quando andò a giocare a Brescia per terminare la carriera. Voluto da Mazzone che all’epoca era l’allenatore e certo della speranza che il campione l’avrebbe salvata dalla retrocessione, si salvò per tre anni, fino a quando Baggio e i suoi compagni rimasero al timone della provinciale rondinella. E ora prima di congedarci ecco alcuni passaggi che Roberto Baggio rivolse ai giovani durante la serata del festival di Sanremo nell’edizione del 2013:“Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione [..]

Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli”.
Grazie Roberto. Tanti auguri da parte nostra.

 

 

 

 

 

Angelo

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